Quando Saddam fu deriso pochi minuti prima di morire

Giorni fa mi ritrovai immerso nei ricordi più remoti e non so per quale motivo, senza ragione, iniziai a pensare ad una lunghissima barba bianca senza volto. Riuscii a “immaginare” la barba in maniera molto dettagliata, era incolta, sporca, non curata, ma non a focalizzare il volto del soggetto. Poco dopo, la mente mi “proiettò” una sequenza di immagini con sfondo “nero” e tantissimi “lampi”. Ovviamente pensai al capodanno o ad un temporale, non fui sicuro di cosa fossero i lampi ma fui certo si trattasse del “cielo”. Passai diverso tempo a riflettere, cercando di indentificare queste “immagini generate” dal mio cervello, attribuendogli un significato.

Qualche ora dopo avvenne il parto!

I “lampi” che ricordavo li “ritrovai” in questo video girato dalla CNN nel lontano 2003. Sicuramente qualche spezzone passò per i telegiornali e mi rimase impresso nella memoria, pronta per tornare in auge dopo “soli 17 anni“.

Le immagini mostravano un Iraq bombardata, la contraerei che cercava di abbattere gli aerei nemici per impedire lo sgancio delle bombe destinate a distruggere “punti sensibili“. La Seconda guerra del golfo iniziava ufficialmente.

Dopo aver visto il video, la lunga barba bianca e incolta fu immediatamente collegata ad una persona: al vecchio e “”buonanima”” di Saddam Hussein. Quale miglior motivo per ricorda qualcosa in merito?

“10kg di armi di distruzione di massa e un etto di pecorino! La ringrazio”

Infondate illazioni circa la presenza negli arsenali iracheni di armi di distruzione di massa, il sospetto che il regime di Saddam potesse fomentare il terrorismo islamico (mi viene da ridere pensando al risultato ottenuto con questa guerra) e l’evidentissima oppressione della popolazione irachena, creò il “cocktail” perfetto che portò molto presto all’intervento armato di una coalizione a guida statunitense. Il 20 marzo del 2003 iniziarono ufficialmente l’operazione militari.  Ma occorre però fare un passo indietro.

11 settembre 2001 – La dottrina Bush

Il presidente Bush, da tempo, pensava ad un intervento armato in Iraq ma la sua “posizione” politica era davvero debole. All’interno della sua amministrazione dovette fare i conti con l’ala meno “interventista” e più “realista” che valutava con grande attenzione le possibili conseguenze negative di un intervento armato. L’aspirazione di dare vita ad un “nuovo secolo americano” dovette sostanzialmente fermarsi. Con gli attentati dell’11 settembre 2001 le cose cambiarono, Bush poté presentare il paese in guerra contro un nemico da sconfiggere e proprio da questo momento in poi si iniziò a parlare di “guerra al terrorismo”, pensiero che presto confluì nella c.d “guerra preventiva“. In sostanza:

gli USA non avrebbero atteso gli attacchi nemici, ma avrebbero usato la propria potenza militare per prevenirli

Uno dei fondamenti della “Dottrina Bush”. Il presidente americano non fu l’unico sostenitore, anche Donald Rumsfeld (segretario alla difesa) e Dick Cheney (vice president) furono fortissimi sostenitori (e corresponsabili) dell’intervento armato.

Vi consiglio di vedere il film: “Vice – L’uomo nell’ombra.” Mostra una delle figure più controverse dell’amministrazione Bush.

Il rapporto che imbarazza

Un elemento che ritengo sia indispensabile per un analisi post-bellica è certamente il rapporto “Chilcot” (del 2014) che analizza le scelte del governo britannico e dell’allora premier Tony Blair in relazione all’intervento armato in Iraq. Da questo rapporto del Parlamento Britannico si evince “serenamente” come la realtà sia stata volontariamente alterata. Il contenuto del rapporto si può riassumere in questi punti:

  • La presenza di armi di distruzione di massa fu presentata, dal governo britannico, con un grado di certezza assolutamente ingiustificato.
  • L’intelligence non fu certa che il regime di Saddam producesse armi biologiche o chimiche.
  • Le basi legali dell’intervento furono deboli e insoddisfacenti.

L’ONU non conta un ca**o

Nel gennaio 2003 arrivarono in Iraq gli ispettori ONU per verificare se effettivamente il “governo” iracheno si stesse impegnando a portare a termine gli impegni precedentemente pattuiti con gli altri paesi circa il disarmo nucleare. Gli ispettori ebbero accesso a tutti i siti “presidenziali” per un approfondita ispezione. A fine gennaio arrivò il primo rapporto che sostanzialmente sosteneva quanto segue:

  • il piano atomico iracheno non fosse sviluppato e che occorresse più tempo per verificare l’esistenza di altri elementi utili per un giudizio definitivo

Gli ultimi due rapporti che furono consegnati a febbraio e marzo, dello stesso anno, dagli ispettori sostenevano:

  • L’Iraq stesse compiendo dei progressi relativi all’impegno sul disarmo nucleare
  • Si sottolineava, nuovamente, l’esigenza di diversi mesi per l’esecuzione di ispezioni mirate per giungere ad un giudizio veritiero e definitivo.

Caz*o! Bastava solo aspettare che l’ONU completasse le sue indagini per evitare una guerra? SI.

I rapporti ONU, che sostanzialmente invitavano alla prudenza, furono completamente ignorati dagli USA tant’è che a marzo dello stesso anno iniziò l’invasione militare.

Il resto è storia e non ho assolutamente intenzione di focalizzarmi sull’intervento armato (ovvero un invasione), protratto dal 20 marzo 2003 fino al 18 dicembre 2011, bensì sull’episodio simbolo di questa infondata “guerra al terrorismo”. L’esecuzione del male assoluto, la morte di Saddam Hussein.

Il video

Spulciando sul web ritrovai il video dell’esecuzione. Decisi di vederlo per intero anche senza possedere uno stomaco di ferro. La visione fu abbastanza cruda e forte ma la cosa che mi colpì fu il sentire tantissime grida che “circondavano” Saddam in un momento simile. I vari boia che accompagnavano il condannato al patibolo gli parlavano e gli indicavano dove posizionarsi. Pensai, onestamente, lo stessero “consolando“, forse spiegandogli che non avrebbe sentito nulla e il tutto sarebbe stato “veloce”. Mi “rabbrividì” la lucidità con cui Saddam “affrontò” il patibolo, i suoi boia. Occhi sbarrati, spaventati ma nessuna reazione, forse tanta consapevolezza che la sua vita stesse “terminando” da li a pochi istanti.

Curioso di capire cosa effettivamente gli stessero “gridando” decisi nuovamente di googlare, anche perché effettivamente non capì la motivazione per la quale stessero gridando in quel modo forsennato. Lessi un articolo di giornale che raccontava l’episodio. I boia e tutte le persone presenti e che avrebbero assistito all’esecuzione di uno dei tiranni più sanguinari del tempo, gli “lanciarono” una serie di offese continue tant’è che dovette intervenire il giudice placando gli animi e ponendo fine a quel terribile “show”.

Considerazioni

Non ho assolutamente intenzione di trasformare Saddam Hussein in martire, sia assolutamente chiaro. È stato un dittatore che certamente ha commesso crimini contro l’umanità e pertanto doveva essere fermato. Non entro assolutamente nel merito della sentenza e della condanna a morte ma certamente in quel momento così particolare e unico per qualsiasi uomo, come la morte, forse meritava un trattamento differente. Occorreva rimanere umani e non diventare delle bestie lasciando al proprio destino l’uomo-bestia (Saddam), che per anni ha soggiogato e oppresso l’Iraq, con dignità e non scadere al suo stesso e terribile livello. Saddam stava per essere impiccato, certamente non tra le migliori e “soft” condanne a morte.

Gli effetti post invasione

La destituzione del regime di Saddam e “l’inoculamento” di un governo democratico filo-occidentale che effetti hanno prodotto? La storia è scritta e la conosciamo tutti ma un’analisi post-invasione merita certamente un approfondimento. Un acronimo mi viene in mente. ISIS.

Il 30 dicembre 2020 sono trascorsi ben 14 anni dalla morte di Saddam.

Buone feste a tutti. Stay Tuned

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